Comunisti liberali.

Ancora una volta mi trovo a riprendere Slavoj Zizec, filosofo, sociologo e studioso di psicoanalisi («Internazionale» del 5/11 maggio). Mi fulmina. Il problema è che possiede quel occhio critico capace di rendere lampante l’imbroglio là dove io semplicemente nutrivo il sospetto. Il problema come ogni volta è un problema di linguaggio, e la natura fascista del medesimo.
Il linguaggio, il linguaggio globale che sotto la facciata di un continuo rigenerarsi riproduce infinitamente le medesime logiche. A prescindere da quello che si ha da dire. Lo stesso stile per dire lo stesso e il contrario: il no-global che parla il linguaggio del marketing e il marketing che sfrutta l’immaginario no-global e la sua potenzialità creativa, è disgustoso. L’intrattenimento che fa inchiesta e l’inchiesta che si piega alle logiche dell’intrattenimento, è irresponsabile.
Come se democrazia fosse parlare tutti lo stesso linguaggio, come se l’unico modo di capirsi fosse dire tutti la sessa cosa. Si resta fedeli soltanto alla bandiera - altresì dicasi al logo a o al no-logo, l’importante essendo lo spirito, l’intenzione. Ma il linguaggio è ragionamento e uno slogan è non-pensiero, da qualunque bocca venga urlato.
Ma la questione è sottile e faziosa. Ed è facile essere tentati e rimanere fascinati. Pensiero smart. Dove “smart” significa dinamico e nomade contro burocratico e centralizzato, dialogo e collaborazione contro burocratico e centralizzato, flessibilità contro routine, cultura e conoscenza contro vecchia produzione industriale, interazione spontanea contro gerarchia stabile, rete contro struttura. Ricorda la logica rizomatica di Deleuze e le sue macchine da guerra (Mille piani). Ed infatti piace anche a Toni Negri, che loda il capitalismo digitale post-moderno, quasi indistinguibile dal comunismo.
Ma questi comunisti liberali non sono altri che i vari Bill Gates e Gorge Soros, i manager di Google, Ibm, Intel, eBay ecc. Il loro dogma è una versione nuova, postmoderna della mano invisibile di Adam Smith: il mercato e la responsabilità sociale non sono antitetici, perché è sufficiente bilanciare lo spietato perseguimento del profitto con la beneficenza.
E proprio perché vogliono risolvere tutti quei problemi che sono solo contingenze locali (fondamentalismi religiosi, carestie, burocrazie statali corrotte ecc.) nascondono il fatto che la fonte ultima di ogni ingiustizia è proprio la logica che incarnano, e cui forniscono quel linguaggio e quegli strumenti di implementazione. Essi, senza dubbio bravi uomini sinceramente preoccupati per la povertà e la violenza nel mondo, sono in effetti il nemico primo di ogni lotta progressista.

Avanza: sentiamo dire
che sei un uomo buono.
Non sei venale, ma il fulmine
che si abbatte sulla casa non è
neanch’esso venale.
Quel che hai detto una volta, lo mantieni.
Che cosa hai detto?
Sei sincero, dici la tua opinione.
Quale opinione?
Sei coraggioso.
Contro chi?
Sei saggio.
A favore di chi?
Non badi al tuo vantaggio.
Al vantaggio di chi, allora?
Sei un buon amico.
Amico di gente buona?
Ascolta: sappiamo
che sei nostro nemico.
Perciò ora ti vogliamo
mettere al muro.
Ma in considerazione dei tuoi meriti
e buone qualità
il muro sarà buono, e ti fucileremo con
buone pallottole di buoni fucili e ti seppelliremo con
una buona pala in terra buona.

Interrogatorio dell’uomo buono, B.Brecht

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.