Dove il nostro commissario ribadisce che non ha intenzione alcuna di passare per fesso e cerca di provocare in Nicola una qualche umana reazione.
La donna che impasta la pizza dietro al banco è altissima e biondissima, impasta in punta di dita e la farina che getta a piccoli pugni sul banco non la impollina. Un angelo un poco glamour, si direbbe, di improbabile eleganza: un aderentissimo tubino nero la stringe e al collo le si arrampicano fili e fili e di perle sintetiche. Mi lancia sottecchi gli sguardi e i sorrisi frivoli e gentili assieme che sanno le donne dell’est, un poco ironici, anche. Infine chiede “Volete bere qualcosa, ragazzi?” e sfodera il più incredibile accento bolognese. Mi lascia un attimo interdetto e Nicola ride guardando fuori dalla vetrina. Poi si volta e si allunga sullo sgabello al mio fianco. Tra i piedi il suo zaino.
- Allora, commissario?!
- Cos’hai nello zaino?
- Una felpa, il portafogli, l’agenda, il PC e la macchina fotografica. Poi varie ed eventuali, assorbenti, occhiali, magari un libro e può essere qualche preservativo.
- Ok, ok. Va bene così. Ho capito. Non c’è nessun rullino, vero? Le foto che hai fatte sono digitali, non è così?
Sorride e tace.
- Quello che ora non capisco è perché queste fotografie non ho potuto vederle… comincio a sospettare che poi in fondo e in fine non siano affatto così interessanti. O mi sbaglio?
Taglia e condisce piccante il suo calzone. Continua a tacere. Tento la medesima operazione sul mio che esplode e mi schizza. Merda. Commissario! che cazzo di figure… La Gianna da sopra il banco mi allunga un barattolo di borotalco. Va beh, il trucco sarebbe fare come se niente di interessante fosse capitato, ma sono un poco imbarazzato e distratto ora, che spolvero i pantaloni prima che questa buona donna esca dal suo bunker per occuparsi di me come la mia tata allora (– amata Rosetta e la sua premura così stoicamente sopportata, forse che era necessario lavare i piedi con la spugna di daino prima di andare a dormire?!). Divago, un solo istante è già troppo. E ora? Dove è finito l’effetto inquisizione? Fottuto. Tanto vale giocare subito il carico.
- Credo che tu non sappia molto di più di quello che mi hai detto, o meglio, che tu non abbia capito quasi nulla di quello che è successo. Forse che ti hanno usata senza che te ne rendessi conto. Forse che ti hanno coinvolta tuo malgrado. In ogni caso credo che ti abbiano presa per il culo e soprattutto questo ti roda. Così li stai sfidando, non è vero? Non ti importa di niente altro e di nessuno altro. Al punto in cui eravate arrivati, neppure la morte di Zanardi ti ha realmente stupefatta. Come non ha stupefatto nessuno in commissariato, del resto… Ma dimmi, perché dovrei aiutarti a combattere la tua stupida battaglia personale? E cosa ti fa credere che sia disposto ad aiutarti a queste condizioni? Qual’è la posta in gioco dietro questa cortina di talco alla mela? Neppure il tuo fumo è credibile, Nicola, per quanto di sicuro effetto…
- Sei sciocco e crudele, commissario. Sei sciocco e crudele come gli altri.
Le generalizzazioni mi pugnalano. Finiamo di mangiare in silenzio. Poi fuori della piccola pizzeria d’asporto, mi prende sottobraccio e si appoggia leggermente alla mia spalla. È la prima volta che ci tocchiamo. E mi emoziona e mi consola un poco. Ma non lascerò che passino ancora lunghi silenzi, e lei lo sa.