- Poi, a un dato momento, qualcuno si avvicinò al palco sul quale era sistemato il sound system, e fece scivolare una rosa. Poi se ne avvicinò un altro con la medesima intenzione e lo stesso gesto. E poi un altro ancora. E ancora. Mentre lei suonava. Avevano distribuito rose tra il pubblico e lo aveva fatto dando quella istruzione precisa. In sala ci saranno state una quarantina di rose, forse più. In sala erano soprattutto ragazzi, è stupefacente vedere quanto siano imbarazzati di fronte ad un fiore, un organo scabroso – il fiore. Comunque l’effetto era abbastanza forte e bello. Anche se l’idea banale. La stavano seducendo. Perché? Come è facile e banale mi dissi. Come è stupido, mi dissi: sedurre così, in astratto.
Passarono una ventina di minuti ché tutte le rose fossero distese, ammucchiate sul palco. Ai piedi di lei che si commosse e che non capiva, ma non sembrava lucidissima. E allora quel nano le si avvicinò, tra la folla e zoppicava un poco, o forse era solo una sbavatura nel suo avanzare a piccoli passi rigidi, caviglie piuttosto che ginocchia. La chiamo, le si inchinò e le porse un piccolo biglietto, da visita senza dubbio. Sorrideva e parlava. Lei rispose qualcosa e si guardò alle spalle come in cerca di fuggire o di invocare la protezione di qualcuno. E lui si allontanò. Si dileguò. Poco dopo non lo vidi più. Cosa si erano detti? Vallo a sapere. Io ero ben lontana dalla possibilità di sentire.
Da principio è vero che non capii chiaramente a cosa mirasse la gente con cui avevo a che fare. Che cosa mi stesse succedendo attorno. Su questo hai ragione. Assistere non basta quasi mai. Ma io non me ne interessavo neppure, a dire il vero. Ho fatto spesso questi lavori. E li ho fatti non esclusivamente per conto terzi, non banalmente per denaro – anche se spesso questo genere di lavori si riduce a poca cosa e a noia. La vita non significa di per sé, l’evento ha bisogno di colori un poco saturi e di lirismo per guadagnare credibilità.
Non importa mi trovi in viaggio, o al compleanno di mia cugina al suo matrimonio, a un funerale di paese, al funerale del papa, a Genova per il G8, o sulle tracce di una sconosciuta incontrata sull’autobus 3 giorni dopo la nascita della mia figlioccia. Non mi importa. Userò comunque quelle immagini per dire quello che ho capito. Il trucco è trovare una buona spiegazione, credibile, una di quelle che ammutolisce i bambini. Non ho mai pensato che fosse rischioso illudersi, ingannarsi – una storia vale l’altra, in fondo. Come quando la maestra ti insegna che Colombo scoprì la terra rotonda. Balle. Ma chi mai se ne è scandalizzato?
Vedi mi perdo, scusa. Comunque sono stata ingaggiata per questo, anche. E quello che si voleva da me non era solo una testimonianza, ma, meglio, una sorta di sensibilità…
Quel piccolo avvenimento aveva creato un poco di scompiglio in sala e tensione. La gente ha voglia di partecipare e poco importa a cosa, c’era eccitazione sopra e sotto il palco. Le frequenze si alzarono un poco e godemmo di passaggi elettrici. Poi tutto si esaurì e io mi sentii stanca. Me ne andai per verso casa. Il giorno dopo sarebbe avrei pagato pegno nel tentare di riagganciarla, pazienza, mi dissi. Salutai chi avevo attorno e uscii. Infilato nel parabrezza del motorino trovai una rosa rosa, imperlata di nebbia e irrigidita di freddo. Sta ancora là, sul mio parabrezza, oggi.
Eravamo arrivati a casa sua in quattro passi. L’avevo lasciata parlare restando in silenzio. Ancora mi aveva detto di piccoli avvenimenti senza interesse. Pensai all’oroscopo della settimana che l’agente Monti mi aveva letto quella mattina facendo colazione, con fede – del “mi aveva letto” non dell’“avevamo fatto colazione”. CAPRICORNO. A tratti capite che non c’è niente da capire, e che davanti a una scala di Bill Evans non ci si interroga sul significato. Non esistono solo le regole della convenzione, c’è anche il suono che vale soprattutto per se stesso. Se le sopracciglia si corrugano, catturate dal pensiero fisso, non riescono a sciogliere il più semplice degli enigmi. La soluzione è in un rilasciare che rimette in libertà. Siete quasi tutti fuori degli stati allucinatori gravi; potete ripresentare toni vivaci, tornando ai vostri collage sentimental-erotici. Avete (quasi) riconquistato la spiegazione semplice delle questioni e avete (quasi) più bisogno di stampelle. Era quel “quasi” il problema, quel “quasi” mi perdeva.
Non ci credo agli oroscopi. Ma l’auto-referenzialismo della cultura pop sa trovare definizioni perfette, per gli stati d’animo omogeneizzati. La cultura che parla di sé e ci riduce a categorie narrative, dodici nella fattispecie; dodici se come me non avete mai capito l’importanza dell’ascendente, o se di quel istante di dolore ed emozione che è stato la vostra nascita la vostra progenitrice conserva solo un ricordo sfinito e fuori del tempo. Impossibile ricostruire la sintassi dei fatti, per quanto universalmente nota. Perché stasera scivolo e penso ad altro?