Violazione di domicilio.

Ecco ho voglia di arrendermi, ho l’impressione che questa storia potrebbe durare mille e una notte senza andare da nessuna parte. Non so se ne ho voglia.
Non so se è opportuno.
Se le storie senza epilogo non possono che durare per sempre, essere invischiato in una di esse significa dovere morire prima che la parte principale che vi recitiamo sia terminata.
Se le storie senza epilogo non posso che durare per sempre, le storie senza epilogo non hanno una fine che le consegni al racconto.
Ma gli eroi del noir sono cavalieri moderni, moderni don chisciotte. Non sanno rassegnarsi. Nel romanzo poliziesco ciò che interessa è proprio la ricerca, il tentativo di capire l’origine del pericolo vitale. Una minaccia che sconvolge il mondo contro la quale deve battersi un eroe che attraversa labirinti, supera prove e alla fine riesce a ristabilire una forma di equilibrio.
Dare alla vita un inizio un svolgimento una crisi e una soluzione, provvisoria e cattiva soluzione anche. E un motivo.
Poi ci sono le cose che si fanno così, perché ce le si aspetta o perché introducono soluzioni narrative interessanti, inedite, o anche solo comode.

Fu così che la strinsi e la spinsi contro il portone e la baciai, e ancora. E fu piacevole, e fu arrendevole, nello stupore e nella stanchezza. Ma fu un attimo. Poi mi allontanò e aprì il portone. Era lontana. La seguii interrotto e mi sentii sciocco. Ero diventato una trasparenza, una banalità.  Avrei voluto tornare sui miei passi. Avrei dovuto. La avvicinai ancora davanti alla porta di casa. La mano sul fianco, “Me ne vado”, piano. La sentii nonostante tutto rabbrividire eccitata del fiato della voce sul collo. Ma fu allora che mi accorsi della porta di casa aperta, forzata. E lei mi guardò interrogativa e curiosa. Che cosa non le avrei fatto… Non ora, comunque. Un istante immobile, ancora un istante. Adrenalina dalla cervice fino alle palle. Che coglione sono stato ad abbassare tanto la guardia. Afferrai l’arma ed entrai chiedendole piano l’interruttore.

Ma l’appartamento era vuoto e non ci aspettava nessuno. Per contro avevano fatto il delirio. Mi avvicinai alla porta del bagno, ma era vuoto anche quello. Nicola si guardava attorno avvilita. Le mensole delle librerie erano state divelte e ribaltate, i piatti rotti a terra e i bicchieri. I cassetti aperti. E rovinato tutto o quasi. Non una perquisizione una minaccia piuttosto, uno spregio.

- Cosa cercavano?
- Le foto, immagino. Ma non è questo il modo… che stronzi…
- Hanno preso nulla?

Da un’occhiata intorno, solleva qualche mucchio di oggetti. La stanza sembra ancora più spoglia di quanto non fosse prima. E sporca. Si avvicina al tavolo. 500 euro in una unica banconota.

- No. Direi di no. Cosa poi avrebbero dovuto prendere?
 Mi hanno lasciato un anticipo, piuttosto.

Si lascia scivolare sul divano. La banconota essendo nella tasca dei suoi jeans adesso. Io ripongo l’arma e cerco il cellulare. “Silenzioso”, “5 chiamate senza risposta”: il commissariato. Che stronzo che sono. Chiamo per una squadra – via fondazza 19. Il mio vice lo lascio in pace stanotte. Ci si penserà domani. Stasera faccio tutto a modo mio.

- Non puoi passare qui la notte. Andiamo.
- Commissario, io a casa tua non ci vengo.
- Infatti.
- E allora !?

Panica.

- E allora faccio quello che avrei dovuto fare da principio. Ti arresto. Metto sotto sequestro la tua roba. Poi diamo una occhiata al tuo notebook. E domani ti interrogo.
 Andiamo. Niente storie. Sei stanca anche tu piccina.
- che stronzo…

Si lo sono.
Ma andiamo.
Ora.

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